28

giu

Il Giornale dei Misteri – giugno 2010

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Nel numero 461 de Il Giornale dei Misteri compare una recensione de Una piccola pellegrina nel mondo dell’invisibile di Margaret Oliphant.

Margaret Oliphant, scozzese, maestra del genere gotico, nota per il romanzo Miss Marjoribanks, considerato il suo capolavoro, scrisse tantissimi racconti e, nel 1892, una biografia di suo cugino Laurence Oliphant, personaggio interessante e in qualche modo legato agli ambienti esoterici e misticheggianti londinesi. “Nel racconto Una piccola pellegrina nel mondo dell’invisibile si possono intravedere alcune sfumature che fanno pensare ad un contratto da parte dell’autrice con le dottrine esoteriche, in particolare spiritismo e teosofia.

22

mag

Dicono di noi…

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Su sherlockmagazine.it parlano dell’incontro tenutosi il 21 maggio 2010 sulla letteratura vittoriana.

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16

mag

La piccola pellegrina su fantasymagazine.it

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Schermata 2010-05-27 a 12.11.44Pubblichiamo la recensione dedicataci dal siti fantasymagazine.it.

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L’età vittoriana è nota soprattutto per il suo rigoroso moralismo unito a un rigido autoritarismo, e la sua letteratura è principalmente dominata da drammi sentimentali, a volte uniti a una forte critica sociale. Accanto a queste opere, però, trova spazio anche una narrativa diversa, legata al fantastico e al soprannaturale. Le opere della scozzese Margaret Oliphant, di cui Miraviglia editore ha appena pubblicato Una piccola pellegrina nel mondo invisibile,

02

apr

L’umorismo slavo di Hašek

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commercio_animaliSu www.opifice.it una recensione del libro di Jaroslav Hašek “Il mio commercio di cani – Il mondo degli animali”.

L’umorismo slavo è diverso, l’umorismo slavo ha un fondo di tristezza e una patina di antico, come se tutto succedesse sotto la pioggia, e in bianco e nero, l’umorismo slavo non fa ridere. (Tutto vero, e d’altra parte difficilmente i latini sanno ridere con gli occhi.)

Penso un poco per generalizzazioni, posando il libro di Jaroslav Ha?ek (1883-1923), Il mio commercio di cani – Il mondo degli animali, pubblicato nel 2008 per i tipi di Miraviglia, piccola ma combattiva realtà editoriale di Reggio Emilia. Generalizzare è sempre un atto autoritario e crudele, spesso scorretto, ma in questo caso è uno di quei primi passi che si possono fare dopo aver chiuso il libro, per tornare dalla lettura alla vita – o viceversa, perché questo è libro che si fa gradevolmente rileggere, o almeno risentire: come si suol dire, risuona dentro…Penso anche che l’unico brano che mi abbia provocato una risata, sincera e, in diversi sensi – anche politici – liberatoria, è stato questo:

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22

mar

Reggio Emilia: psichiatra pet-therapy aiuta internati dell’Opg

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Schermata 2010-04-07 a 17.49.35Dal sito www.ristretti.it la nota stampa, inviata dall’agenzia bolognese DIRE, a proposito di “Insegnandogli, rispettandolo” di Marco Baracchi.

“Conosciuto da tutti come il migliore amico dell’uomo, un cane forse può essere anche il suo terapeuta. È quanto emerge dall’esperienza della pet-therapy che a Reggio Emilia ha trovato applicazione anche all’Ospedale psichiatrico giudiziario. All’interno della struttura opera Marco Baracchi, educatore e istruttore cinofilo di Reggio Emilia. Ogni anno, insieme ai suoi colleghi, tiene un corso di sei mesi con i detenuti. Ad aiutarlo Vito, Zoe e Artù, i suoi tre cani titolari di uno speciale patentino che li abilita alla zooterapia.
“Sfruttiamo il rapporto uomo-animale- sostiene Baracchi – per provare a migliorare la qualità della vita dei detenuti. Ogni anno registriamo risultati importanti”. La pet-therapy rientra nell’ambito della zooantropologia, è nata negli anni Sessanta con gli studi dello psichiatra Boris Levinson e ha avuto ormai un ampio riconoscimento scientifico. Le esperienze dimostrano che può essere utile per promuovere le occasioni relazionali, diminuire lo stress e attenuare gli stati d’ansia e frustrazione, rafforzare l’autostima e la cura di se stessi, stimolare la motivazione dei pazienti nei confronti del proprio percorso riabilitativo. I benefici della relazione uomo-animale vengono sfruttati anche all’interno di altre sedi come le comunità per il recupero di tossicodipendenti, le case di riposo per anziani e le strutture dedicate ai disabili.(
La pet-therapy, dunque, come strumento per alleviare le sofferenze e favorire gli aspetti relazionali della vita di un detenuto. È esemplare il caso di un detenuto straniero che per un anno non è mai voluto uscire dalla cella, ha sempre rifiutato di lavarsi e di instaurare qualsiasi tipo di relazione. “Dopo un mese e mezzo di pet-therapy – racconta Baracchi – ha trovato il suo cane di fiducia, ora lo porta a fare una passeggiata, se ne prende cura. La sua vita è migliorata. Ha iniziato a lavarsi e a essere più sereno. Il cane lo ha aiutato ad avere più cura di se stesso”.
“Molti detenuti – continua – cominciano a prendersi cura dei cani ed escono più volentieri dalla cella per trascorre l’ora d’aria con il loro amico a quattro zampe, per dargli da mangiare o spazzolarlo. Questo è già un risultato importante”. I risultati positivi si registrano anche fuori dal carcere. Alcuni detenuti, dopo aver scontato la loro pena, si sono impegnati nel mondo della cinofilia, trovando un lavoro, ad esempio, nei canili comunali.
Baracchi è anche autore di un libro dedicato al rapporto fra il cane e il suo padrone. Si intitola “Insegnandogli, rispettandolo” (Miraviglia, 2010) e raccoglie una serie di consigli ed esempi pratici per l’educazione dei cuccioli nel rispetto delle loro esigenze”.

Dire, 3 marzo 2010

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