Nel numero 461 de Il Giornale dei Misteri compare una recensione de Una piccola pellegrina nel mondo dell’invisibile di Margaret Oliphant.
Margaret Oliphant, scozzese, maestra del genere gotico, nota per il romanzo Miss Marjoribanks, considerato il suo capolavoro, scrisse tantissimi racconti e, nel 1892, una biografia di suo cugino Laurence Oliphant, personaggio interessante e in qualche modo legato agli ambienti esoterici e misticheggianti londinesi. “Nel racconto Una piccola pellegrina nel mondo dell’invisibile si possono intravedere alcune sfumature che fanno pensare ad un contratto da parte dell’autrice con le dottrine esoteriche, in particolare spiritismo e teosofia.
Perché pubblicare – e leggere – opere letterarie incentrate sul fantastico, scritte in epoca vittoriana? Con questo interrogativo si è aperta la discussione su questo affascinante mondo parallelo, quello del sogno, dei mondi “altri “ e contigui, dell’ingenuità, focus dell’incontro “Letteratura fantastica vittoriana” organizzata da Miraviglia editore presso la Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia. [...]
Su sherlockmagazine.it parlano dell’incontro tenutosi il 21 maggio 2010 sulla letteratura vittoriana.
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Pubblichiamo la recensione dedicataci dal siti fantasymagazine.it.
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L’età vittoriana è nota soprattutto per il suo rigoroso moralismo unito a un rigido autoritarismo, e la sua letteratura è principalmente dominata da drammi sentimentali, a volte uniti a una forte critica sociale. Accanto a queste opere, però, trova spazio anche una narrativa diversa, legata al fantastico e al soprannaturale. Le opere della scozzese Margaret Oliphant, di cui Miraviglia editore ha appena pubblicato Una piccola pellegrina nel mondo invisibile,
di Margaret Oliphant
Codice ISBN: 88-89993-09-5
Uscita: Febbraio 2010
Pagine: 88
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È impossibile dire quando si svegliò. Si svegliò e ancora giacque immobile, tra il sonno e la veglia, nel dolce languore che accompagna un risveglio sereno… eppure, svegliandosi, solitamente aveva la consapevolezza che, nel giorno, ci sarebbero stati piccoli dolori e tribolazioni che persino la sua mitezza avrebbe fatto fatica a sopportare. Quel mattino, però, quella consapevolezza non c’era.”
“…S’accorse d’improvviso che qualcuno le camminava a fianco, una signora coperta da un velo… Il velo copriva il capo sì che non era facile vederle il viso; «Mi ha fatto piacere che tu sia giunta qui nel sonno, perché a volte la via è ardua… Quando tuo fratello arriverà, sarai tu la prima a vederlo. Colui del quale sto parlando si chiama…» e a questo punto disse un nome che era il nome di un suo fratello, del fratello che la pellegrina amava più di ogni altro. Emise un grido; poi, tremando, disse: «Conosco la tua voce, ma non riesco a vederti in viso». La donna ristette immobile… poi, dolcissimamente, con una voce che solo il cuore poteva udire, chiamò per nome la piccola pellegrina…”
“Di morire, aveva parlato a lungo, proprio la sera prima, con un’amica, descrivendole le sensazioni provate dopo una lunga infermità, quando si era trovata in punto di morte.
Disse: «Avevo l’impressione di andarmene, proprio come le persone che partono per non tornare più. Non sentivo dolore, solo il senso di sprofondare, giù, sempre più giù, attraverso il letto, come se niente avesse la forza di trattenermi o sostenermi; non sentivo però alcun dolore».”